Arrivo a Milano verso l’ora di pranzo. Più precisamente arrivo a San Donato che son le 14 e c’è il caldo dei giorni peggiori. Capisco subito che qualcosa non va: la gente cammina per strada vestita con pantalone, giacca e cravatta. Mi aspetto un balenare di accette, pugnali, bazooka. No, la gente suda e guarda per terra, quando alza lo sguardo leggi la sete di sangue nei loro occhi.
Pure gli avventori nordafricani fuori dai kebabbari hanno l’aria di chi dice “Kebab is in the air my friend, not here.”
Sapete cos’è l’S9? Fino ad oggi non lo sapevo neanch’io.
Guardo la mappa nella stazione della metro e penso “Ok, io sono a San Donato, devo arrivare a Greco, scendo a Lodi e a P.ta Romana prendo la S9”
Uscito a Lodi arrivo a piedi a P.ta Romana. Lungo le banchine non c’è nessuno. La S9 è un treno, un pò come i “trenini” a Roma. Peccato che passi ogni mezz’ora e io sia nel nulla col sole che mi sta trattando come il mio amico erotomane tratterebbe Sasha Grey.
Decido di prendere un taxi.
Inizia l’incubo:
(tassista tra i più tamarri che abbia mai visto, età 25/30)
- “Mi porti a Greco per favore.”
- “Dove?”
- “Greco.”
- “E dov’è?”
silenzio. Immagino le montagne che vedo da casa mia, le nuvole e un cielo azzurro.
- “Cosa?”
- “Che zona è?”
Respiro. Vorrei dirgli “Moschea di Sucate, via Giandomenico Puppa”
- “Non sono di Milano, so che è a Nord”
- “Ah!”
E a questo punto , cosa fa? Accende il navigatore e cerca “Milano Nord”.
Apro Google Maps e faccio in tempo a dirgli a denti stretti “Bicocca. Presto. Ho fretta.
Dio cane”Arrivo all’appuntamento con 20 minuti di ritardo. Scendendo dal taxi pesto una merda di cane.
L’appuntamento di lavoro è atroce, c’è caldo e non si conclude niente. Trovo due anelli Calvin Klein nel cesso, e per un senso di giustizia decido di consegnarli in portineria.
Voglio solo tornare a casa, mentre sto attraversando le strisce una smart nera guidata da uno lampadato in maniera disumana mi passa a pochi centimetri e quasi non centra una vecchietta. Lo mando a fanculo.
La smart rallenta e frena e quello apre la portiera.
Le auto dietro la smart iniziano a suonare, io senza voltarmi alzo il mio braccio sinistro mostrando il terzo dito.
Attraverso un’altra strada e un taxi prova a schivarmi ma deve inchiodare. Sempre sulle strisce. Guardo il tassista.. (no, non era lui) e da dietro al vetro vedo che dice “Stronzo devi morire”.
Con molta calma gli mimo una fellatio e riprendo a camminare.
Dentro di me penso: se stasera la terra tremerà di nuovo non me ne fregherà un cazzo, giuro che non mi arrabbierò.
La civilissima Milano.
Milano è Mordor.
pliis visit auar milan (l’è un gran milan)




