“Io cito cose che potrebbero essere mie. Solamente per ragioni di sintesi dico l’ha detto tizio; così per confortarvi perché non sia sempre io a parlare.”

– Carmelo Bene (via needforcolor)

did-you-kno:

There is a “Big Ben” Twitter account that tweets “BONG BONG BONG” once every hour. Source

Still better than your account

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“In anni geologicamente lontani- era il 1973 – quando cercai di affittare una minuscola casetta a Washington in una strada chiamata Cumberland Street, l’agente immobiliare mi assicurò che il quartiere era “sicuro”. Era la parola in codice per dirmi che in quella zona non abitavano “negroes”, come si diceva allora, poi divenuti “black” e oggi “afroamericani”, senza peraltro cambiare carnagione. Mentre discutevamo sulla pigione e le spese, dalla casa di fronte, sull’altro lato della strada, uscì una famiglia dalla fortissima abbronzatura, madre, padre, due bambini. Divertito, di fronte all’espressione costernata dell’agente, le chiesi che cosa fossero quei cinque, se non “neri”. Ah, beh, no, vede, quello non è ‘negro’, è l’ambasciatore dello Zambia, un diplomatico e un uomo ricchissimo”.
Quarant’anni dopo, di fronte all’esplosione di rabbia e di violenza a Ferguson, nel Missouri dopo l’esecuzione a freddo di un ragazzo colpito 6 (sei) volte da un poliziotto bianco, la risposta dell’agente immobiliare resta la chiave per capire.
La segregazione razziale di fatto, la ghettizzazione, gli odi e e frustrazioni, la “paura” dell’uomo nero e il rancore verso “l’uomo bianco” sopravvivono alle battaglie, alle leggi, all’assunzione di politici di colore anche al massimo trono come Obama, perchè resiste e addirittura si allarga l’abisso economico, dunque sociale, fra la media (attenzione: la media) dell’America nera e l’America bianca. Aumentano i matrimoni e le unioni fra persone di pelle diversa. Crescono i politici neri eletti, gli imprenditori, i professionisti, i dirigenti nel pubblico e nel privato con dna africano. Ma il crack del 2008, la Lunga Depressione, la finanziarizzazione della ricchezza hanno rigettato nel ghetto della miseria e della dipendenza dall’elemosina pubblica cittadini di colore che avevano appena cominciato ad assaporare il gusto di essere “classe media”, grazie a buoni salari.
[…]
Nel quartiere di Washington dove vivo ora, considerato dagli agenti immobiliari come “sicuro” […] insieme con “meridionali” come me, come altri italiani, come asiatici, ebrei, spagnoli e greci abitano il Ministro della Giustizia, Holder, quattro giudici di colore, avvocati abbronzatissimi e un famoso anchor del TG locale, Jim Vance, a poche porte dalla mia. Non ci saranno sommosse, esecuzioni sommarie da parte degli agenti che pattugliano le nostre strade, assalti ai forni. E se mai un’agente immobiliare (sono quasi tutte signore) si sentirà chiedere se nella zona abitino neri vedendo il mio vicino Jim uscire di casa, potrà rispondere: “Ma no, quello non è nero, è un ricco e famoso giornalista della tv”.”

– Vittorio Zucconi (via Il colore del portafoglio – Tempo Reale)

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