catastrofe:

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Però il fatto che un docente che scopra un suo alunno a commettere un reato non sia obbligato a denunciarlo alle autorità, ma che anzi la cosa sia considerata solo l’extrema ratio, a me sembra un monumento a una bella fatta dei problemi di…

Ice, non ho detto che non denuncerei mai, ma ho scritto che è l’ultimo passo da compiere, non il primo. Ovvero: due alunni di 13 anni si menano nel cortile, cosa fai? Opzione a: li blocchi e chiami i carabinieri? Opzione b: li fermi, li porti dal dirigente, chiami le famiglie, chiami eventualmente anche altri docenti e lì, tutti insieme, si cerca di capire cosa è successo e quindi cosa fare (compreso chiamare i carabinieri)? Altro caso: becchi un alunno di 19 anni che sta fumando nel cortile (e sto parlando di tabacco, niente di particolare). Opzione a: lo blocchi, chiami il responsabile, il quale gli chiede i documenti, lo identifica e lo registra, e gli commina infine una multa compresa fra i 25 e i 250 euro? Opzione b: lo richiami, gli chiedi di smettere, provi a convincerlo, ci parli insieme, gli fai presente la legge, gli dici che vai a chiamare il responsabile, e infine vai a chiamare il responsabile, se questo non ha spento la cicca? Leggendo in giro si vedrà che alcuni docenti scelgono l’opzione a, e altri l’opzione b. Io sono fra quelli che, di solito, finisce sulla b, e non perché credo di essere un giudice migliore di tutti gli altri, ma perché penso che sia un percorso da tentare sempre - con tutte le conseguenze che ne derivano - ovvero, non è questione di seguire solo le leggi che si vuole, ma, in un contesto educativo (non repressivo, o almeno non inizialmente tale), di cercare il dialogo prima della denuncia; anche perché, se qualche altro docente pensa che io non abbia fatto bene a parlare con il ragazzo che stava fumando, e avrei dovuto chiamare subito il responsabile, mi può benissimo segnalare al dirigente e farmi comminare una multa che va dai 200 ai 2000 euro; o, per tornare al primo caso, se un qualche genitore pensa che non abbia fatto bene nel fare ciò che ho fatto, mi può tranquillamente trascinare in tribunale dove avrei vita magrissima sia nel caso dell’opzione a, sia nel caso dell’opzione b - giusto per dire che non è che faccio i cazzacci miei in groppa a un arcobaleno di bontà illuso di dispensare grandi gesti e parole magnanime, ma opero in un contesto nel quale sono attive e presenti sfere psicologiche, socio-economiche, relazionali e legislative complesse, per le quali dire che la soluzione, pur possibile e legittima, è andare subito in questura* - cosa, questa, non rara, e che accade con una certa frequenza - mi pare un lavarsene le mani e farsi i cazzi propri più di quanto sia il provare a seguire prima un percorso educativo che, come ultimo passo, comprende l’aspetto repressivo. E questo sempre a mia personale responsabilità penale e umana.

*a meno che non trovi lo studente che accoltella negli occhi un suo compagno di banco, ma ho evitato questo tipo di esempi perché, nella realtà scolastica quotidiana, troviamo una miriade di comportamenti potenzialmente rilevanti dal punto di vista civile e penale che non sono così estremi, ma che possono comunque essere oggetto di denuncia (esempio veloce: uno studente bestemmia: opzione a: chiami il carabiniere che gli stacca la multa o, opzione b: lo richiami, ci parli, gli fai un po’ di storia della linguistica, dell’uso e del contesto della lingua, gli fai poi la ramanzina, gli metti una nota, chiami i genitori, lo segnali al consiglio di classe, e ne parli poi al dirigente, il quale procederà a propria volta a tutta una serie di passi nei confronti dello studente stesso?)

Qual è il confine tra l’opzione A e l’opzione B, al netto dei casi limite? Chi lo stabilisce?

A mio avviso il confine tra quello che è giusto e quello che è sbagliato è dato dalla legge, che di fatti è chiamata a guidare (non ad imporre) il nostro agire. [Lo stabilire quale sia la legge è un discorso che sta su un piano completamente diverso].

Ribadisco: questo tipo di atteggiamento etico di fondo è la spiegazione a gran parte dei problemi che ci affliggono. Ed è una cosa che, se la si volesse vedere, è luminosamente palese da almeno 500 anni.

Una specie di antropologica malattia autoimmune.

andsomefoolishstuff:

onepercentaboutanything:

iceageiscoming:

Però il fatto che un docente che scopra un suo alunno a commettere un reato non sia obbligato a denunciarlo alle autorità, ma che anzi la cosa sia considerata solo l’extrema ratio, a me sembra un monumento a una bella fatta dei problemi di questo Paese.

Anche entrare in una classe senza un mandato di perquisizione. Direi che se il primo è un monumento, il secondo è un monolite stile 2001: A Space Odissey. Esiste reato e reato, e sai che dipende dall’entità del reato. Oppure facciamo che quelli che sbagliano in gioventù li marchiamo indelebilmente a fuoco e lasciamo che gli insegnanti si debbano occupare delle brave pecorelle, che gli individui problematici li lasciamo alle autorità giudiziarie? Perché sennò fatemi sapere se in Italia avete intenzione di rinunciare a qualche altra fetta di democrazia per questa presunta sicurezza (ventidosiventi in un’intera scuola.. sgominata una banda di narcotrafficanti direi).

Oltretutto parliamo di possesso e non di spaccio, cioè di un illecito amministrativo ( tipo un parcheggio in divieto di sosta ) contro un reato penale ( tipo il furto d’auto ).

Un conto è prevenire lo spaccio di sostanze, altro paio di maniche è la persecuzione del consumatore.

E comunque non c’è cazzi, il Coppoli ha agito nei limiti della legalità, preside e polizia no. La legge serve a tutelare le persone, non a punirle. Se il dato importante diventa la punizione e non la tutela, non parliamo più di legalità ma di persecuzione.

Quindi non bisogna più infliggere multe per divieto di sosta o denunciare quelli che parcheggiano sui marciapiedi.

[E tutto questo arriva da gente che domani sera si farà seghe a due mani ballando la Disco Samba e bevendo prosecco per gli eventuali domiciliari a Berlusconi, perché "se il dato importante diventa la punizione e non la tutela, non parliamo più di legalità ma di persecuzione". Sono tutti Bondi col culo degli altri.]

onepercentaboutanything:

iceageiscoming:

Però il fatto che un docente che scopra un suo alunno a commettere un reato non sia obbligato a denunciarlo alle autorità, ma che anzi la cosa sia considerata solo l’extrema ratio, a me sembra un monumento a una bella fatta dei problemi di questo Paese.

Anche entrare in una classe senza un mandato di perquisizione. Direi che se il primo è un monumento, il secondo è un monolite stile 2001: A Space Odissey. Esiste reato e reato, e sai che dipende dall’entità del reato. Oppure facciamo che quelli che sbagliano in gioventù li marchiamo indelebilmente a fuoco e lasciamo che gli insegnanti si debbano occupare delle brave pecorelle, che gli individui problematici li lasciamo alle autorità giudiziarie? Perché sennò fatemi sapere se in Italia avete intenzione di rinunciare a qualche altra fetta di democrazia per questa presunta sicurezza (ventidosiventi in un’intera scuola.. sgominata una banda di narcotrafficanti direi).

Oh, tra l’altro io non parlavo della perquisizione, ma della santificazione di un professore che ammette che non denuncerebbe un reato commesso da un suo alunno per motivi educativi (tesi inizialmente sostenuta da Catastrofe che ha poi però puntualizzato facendo un passo indietro).

Ma sì: seguiamo solo le leggi che vogliamo e facciamo perseguire solo i reati che ci pare. In particolar modo con lo scopo di educare i più giovani.

Sorvolo sul vizio antropologicamente italico di santificare chiunque finendo per difenderlo poi a prescindere, negando anche l’evidenza e fregandosene della coerenza (la piaga del pensiero debole), ché il 25 aprile è vicino e ho già già iniziato a fare training autogeno.

L’ipotesi che De Bortoli possa lasciare tra pochi giorni la guida del Corriere si scontra con la volontà del giornalista che avrebbe ribadito di non volersi dimettere, come auspicherebbe, invece, il Consiglio di amministrazione. […] Comunque vada a finire la battaglia tra azionisti, sul quotidiano di via Solferino arriverà una ventata di «renzismo» per via degli ottimi rapporti di Calabresi e di Cazzullo con il premier. Quest’ultimo, secondo le indiscrezioni, pubblicherà prima dell’estate un libro-intervista a Renzi. De Bortoli, invece, è stato «condannato» proprio da uno dei sostenitori dell’ex sindaco di Firenze, Diego Della Valle.

Alberto Di Majo (via Al Corriere la battaglia dei renziani. E spunta Bisignani | dimajoinpeggio)

Gattorenzismo: tutto ‘ambia per non ‘ambiare